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Cosa resta di una guerra

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Cosa resta di una guerra contiene pezzi di vita e lavoro raccolte dall’autore durante l’impiego come “Protection Officer” per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) in Bosnia-Erzegovina nel 1996. Attraverso gli occhi dell’autore, emergono allo stesso tempo molti aspetti utili per comprendere i contorni di una sanguinosa guerra civile nel cuore dell’Europa. Il volume contiene 25 storie racchiuse in 7 Capitoli, ed è arricchito da diverse mappe
tratte da Limes e dalla prefazione di Alessandro Barbero. I capitoli si aprono tutti con ricche contestualizzaizoni composte
da dati, sigle e definizioni. Le appendici, nel finale, presentano a loro volta cifre, link e considerazioni personali dell’autore. Nel mezzo, le tante storie, vere, che parlano di Croati, Bosniaci e Serbi, di truppe NATO, di personale ACNUR e organizzazioni umanitarie, di forze dell’ordine e autorità locali, di vittime ed ex-combattenti, di rifugiati e profughi, di estremisti e criminali, di preti e mullah. Un contributo inedito, utile a tenere presente cosa lascino dietro di sé le guerre quando i riflettori mediatici si spengono.

Il libro di Michele Ricca, che in Bosnia ha lavorato per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati subito dopo la fine della guerra, si rivela straordinariamente originale: perché è il racconto perfettamente candido, senza ipocrisie di nessun genere – e quindi qualcosa di rarissimo nella nostra epoca in cui l’ipocrisia, grazie anche alla dittatura del politically correct, è più rampante che ai tempi di Tartufo –, di quello che ha vissuto un funzionario internazionale (“cioè un perfetto alieno”) che ha accettato di andare in Bosnia a lavorare per l’ACNUR perché c’era “la garanzia di fare delle cose utili e moralmente giuste”, ma anche perché aveva voglia di vedere posti nuovi, e che è arrivato lì senza pregiudizi né illusioni, neppure su di sé e sulle proprie motivazioni.

Dalla prefazione di Alessandro Barbero

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