Quel filosofo deve morire

Il 15 aprile 1944 Giovanni Gentile viene ucciso a Firenze in un clima di guerra civile, tradimenti, resa morale e dissoluzione dello Stato.
Il suo assassinio è stato presentato come un atto “necessario” della Resistenza, ma fu l’esito di un contesto politico e culturale segnato da disfattismo, propaganda e odio ideologico. Questo libro ricostruisce l’assassinio di Gentile come un delitto politico esemplare, inserendolo nel quadro della crisi dell’estate-autunno 1943, dell’armistizio, dell’occupazione alleata e della nascita di una guerra fra italiani. Attraverso documenti, scritti coevi, testimonianze e un’analisi critica delle versioni ufficiali, gli autori smontano la narrazione consolatoria costruita nel dopoguerra e indagano responsabilità, mandanti morali e clima culturale che rese possibile l’omicidio del filosofo.
Ne emerge il ritratto di un’Italia sconfitta prima ancora che militarmente: un Paese che, eliminando Gentile, sancì simbolicamente la propria resa etica e spirituale.

«L’assassinio di Giovanni Gentile non fu un atto isolato né un episodio marginale della guerra civile, ma il prodotto di un clima politico e morale in cui la delegittimazione dell’avversario aveva già preparato la sua eliminazione fisica. Prima dei colpi di pistola vennero le parole, prima della violenza l’isolamento, prima dell’esecuzione la costruzione di una colpa simbolica. In questo senso, Gentile fu ucciso due volte: nel corpo e nella memoria».

Pagine
220
Codice ISBN
9791281143647
Prezzo
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