Capitan Harlock e l’etica del ribelle

Quando Capitan Harlock arrivò in Italia cinquant’anni fa, molti furono i detrattori che lo considerarono come una prova di un autore, il grande Leiji Matsumoto, che si affidava ad un eroe dalle fattezze occidentali solo per venire incontro alla crescente popolarità dei manga e degli anime in Occidente. Un’opera che serviva all’autore per monetizzare la fama acquisita.
La realtà fu che ebbe un enorme successo fino a diventare un idolo per chi ne aveva intuito le profonde idealità. Fin da subito accolto nel Pantheon della destra, che lo vedeva come una rappresentazione dell’Anarca jungheriano, conteso da una sinistra che, in ritardo, ne percepì la potenzialità eversiva, Capitan Harlock sfugge ad ogni categorizzazione manichea, rappresentando quell’eroe solitario, tormentato, romantico portatore di una filosofia profonda che si maschera tra le pieghe delle facili storie di combattimenti galattici. Questo saggio vuole far riscoprire ciò che si nasconde tra queste pieghe, a partire dai molti modelli cui la saga ha attinto: i romanzi sui pirati, i feuilleton ottocenteschi, i classici della letteratura giapponese, i miti millenari che ancora hanno un’eco nella cultura pop del Paese del Sol Levante.
Un saggio tra pirateria, filosofia, Stoicismo e Bushidō alla riscoperta delle radici del pirata immortale.

«Questo saggio si propone di chiarire cosa si cela alla base di Capitan Harlock, senza però esaurirne il significato. Rimane, volutamente, uno spazio aperto: quello del lettore, chiamato a porsi nuove domande e a cercare da sé le proprie risposte. Convinta che conoscenza ed esperienza vadano condivise e non trattenute, considero questo lavoro un esempio coinvolgente e stimolante di come un’opera spesso etichettata come “per bambini” possa invece parlare con profondità anche agli adulti, appassionandoli e invitandoli a uno sguardo più consapevole e curioso».

Dalla prefazione di Ilaria Grossi

Pagine
220
Codice ISBN
9791281143678
Prezzo
 15,00
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